La tua voce, unita al mio sogno di te, aggiungerà nuova bellezza al pensiero del tuo corpo che vive in me.

Non verrò quando chiamerai,

perché quando chiami sono con te.

Quando tra me penso a te

sei tu stessa, e il tuo pensiero di te.

La tua presenza è la tua assenza vestita

del corpo che nasconde la tua anima.

In me sei posseduta,

nei miei pensieri risiedi interamente.

Fuori da te, affidato al tempo e allo spazio,

il tuo corpo, la tua mera perdita per me,

partecipa al cambio, all’età e al luogo,

appartiene a leggi diverse dalle tue.

Nel mio sogno di te nulla ti cambia

in un’altra che non sia tu.

La tua presenza corporea è quella parte

di te che ti allontana da te.

Chiamami dunque, ma non aspettare.

La tua voce, unita al mio sogno di te,

aggiungerà nuova bellezza al pensiero

del tuo corpo che vive in me.

La tua voce sentita da lontano mi porterà

più vicino la tua presenza sognata.

Più luminosa e più chiara di quel che sembrava

si innalza nella mia immaginazione.

Allora non chiamarmi più. La tua voce sentita due volte

nello spazio reale sarebbe ora

troppo vicina alla realtà.

La tua seconda voce era forse la tua prima attenuata.

Chiamami una sola volta. Chiudo gli occhi

e la tua seconda voce sia sognata,

la visione del tuo corpo balugini dolcemente

nel mio vedere il ricordo del tuo pianto.

La quiete, gli occhi chiusi perché tu non appaia,

saranno la chiara prosecuzione

della sinuosa perseveranza del mio sogno.

Resta lontano, in silenzio, non venire qui,

poiché tu non verresti tanto vicino per vedere

e fuori dai miei pensieri non andresti verso di te,

adagiando su di me il tuo corpo sognato,

(l’infinita forma-sogno del tuo corpo)

il tuo limite, la visibilità.

Fernando Pessoa

Do asilo dentro di me

Ricordo bene il suo sguardo.
Attraversa ancora la mia anima
Come una scia di fuoco nella notte.
Ricordo bene il suo sguardo. Il resto…
Sì, il resto è solo una parvenza di vita. 

 

Ieri ho passeggiato per le strade come una qualsiasi persona.
Ho guardato le vetrine spensieratamente
E non ho incontrato amici con i quali parlare.
D’improvviso mi sono sentito triste, mortalmente triste,
così triste che mi è parso di non poter
vivere un altro giorno ancora, e non perché potessi morire o uccidermi,
ma solo perché sarebbe stato impossibile vivere il giorno dopo e questo è tutto. 

 

Fumo, sogno, adagiato sulla poltrona.
Mi duole vivere in una situazione di disagio.
Debbono esserci isole verso il sud delle cose
Dove soffrire è qualcosa di più dolce,
dove vivere costa meno al pensiero,
e dove è possibile chiudere gli occhi e addormentarsi al sole
e svegliarsi senza dover pensare a responsabilità sociali
né al giorno del mese o della settimana che è oggi. 

 

Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d’offendere,
un cuore eccessivamente spontaneo
che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale
che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta,
tristi canzoni, come le strade strette quando piove.
Fernando Pessoa

661906

ed è in questa quiete assurda di me e di tutto che penso a te

Penso a te nel silenzio della notte, quando tutto è nulla,
e i rumori presenti nel silenzio sono il silenzio stesso,
allora, solitario di me, passeggero fermo
di un viaggio senza Dio, inutilmente penso a te.
tutto il passato, in cui fosti un momento eterno,
è come questo silenzio di tutto.
tutto il perduto, in cui fosti quel che più persi,
è come questi rumori,
tutto l’inutile, in cui fosti quel che non doveva essere,
è come il nulla che sarà in questo silenzio notturno.
ho visto morire, o sentito che morirono,
quanti amai o conobbi,
ho visto non saper più nulla di quelli che un po’ andarono
con me, e poco importa se fu un’ora o qualche parola;
o un passeggio emotivo e muto,
e il mondo oggi per me è un cimitero di notte,
bianco e nero di tombe e alberi e di estraneo chiardiluna
ed è in questa quiete assurda di me e di tutto
che penso a te.

Fernando Pessoa

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