Lenzuola stropicciate

…“Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita”…
… era in piedi accanto alla finestra, nudo… la penombra filtrata dagli scuri gli disegnava il corpo in morbide ombre… guardava lei, stesa nel letto, percorrendo lentamente con lo sguardo ogni parte della sua pelle, la stessa che poco prima era completamente aderente al suo corpo, e mentre l’accarezzava con lo guardo le sussurrava i versi di Jaques Prévert…
erano amanti loro, lo erano da poco più di un anno e mezzo… vivevano quella storia con leggerezza, evitando con accurata attenzione di dirsi “ti amo”, giocando con quella magia dell’inespresso che ti offre ogni volta una nuova partenza… la loro storia non era “per sempre” era “per adesso”. Ogni volta che si incontravano, si sentivano, si pensavano… era “per adesso”.
Si donavano il meglio di sé lasciando fuori ogni preoccupazione, problema, pensiero negativo…
era il loro un tacito patto, fatto di attimi e di istanti goduti spremuti fino all’essenza con entusiasmo.
Quel pomeriggio si erano incontrati nel piccolo appartamento sfitto di lui, avevano iniziato a togliersi i vestiti di dosso ancor prima di riuscire a chiudersi la porta alle spalle, bevendosi di baci con la voracità di un assetato nel deserto…
avevano fatto all’amore… un dialogo di corpi fatto di contrappunti e fughe… come la Toccata di Bach in C minore… era un crescendo e diminuendo nel dosare il desiderio fino toccare l’apice quando ormai la passione li stava per accecare.
Ora lei era stesa tra le lenzuola di cotone bianco, ne teneva stretto nella mano ancora un lembo e osservava il corpo di lui accanto la finestra, ascoltando la sua voce roca che adorava, declamare per lei i versi di Prévert… in un tempo meravigliosamente sospeso…
Avevano ancora un po’ di tempo prima di andare, lui tornò a stendersi accanto a lei… stavano in silenzio e sentivano il dialogo fluire comunque, condividevano le loro solitudini senza sentirsi in dovere di dire nulla, senza imbarazzo…
“Mi piace quando ci stropicciamo l’anima”… disse lui improvvisamente… e lei dopo qualche secondo di silenzio rispose: “come queste lenzuola”… “mi piace stropicciarti così anche il corpo”… aggiunse poi sorridendo… baciandolo sulla fossetta tra il collo e la spalla…
stettero così ancora per un po, poi il tempo di andare era giunto, si alzarono… una doccia veloce e si vestirono, raccogliendo i loro abiti a ritroso fino alla porta…
Lei diede ancora uno sguardo alle lenzuola stropicciate… pensando che il calore dei loro corpi sarebbe restato lì adagiato tra le pieghe del tessuto ancora per qualche tempo dopo che se ne fossero andati via…
In strada erano due persone che camminavano l’una accanto all’altra… nessuno sapeva, nessuno immaginava… solo loro nella dimensione in cui vivevano potevano vedere i colori e sentire i suoni che il loro stare insieme creava… e tutto questo apparteneva solo a loro…
Lui la salutò accompagnandola all’auto… si sarebbero sentiti poi la sera… poche parole per dirsi molto..
Lei salì in auto, c’era traffico, lo guardava dallo specchietto retrovisore mentre si avviava sul marciapiedi senza voltarsi…
Lei accese il suo iPod e le note della Toccata di Bach in C minore con le sue cromatiche astrazioni invasero l’abitacolo e il suo essere.
 Elaine Sangro

Briciole di pane

Si erano incontrati per caso quasi due anni prima, in uno di quegli improbabili incontri tra ex studenti, che non immagineresti mai… in mezzo a tante persone si erano guardati e riconosciuti, quella spontanea sintonia che percepisci e non sai perché… avevano scambiato si e no una ventina di parole…
Dopo quel primo incontro non si erano più visti… però avevano dialogato in rete per ore quasi tutti i giorni, del più e del meno, ridendo e sorridendo, trattenendo frasi esplicite e giocando funambolicamente con metafore per esprimere comunque quello che avrebbero tanto voluto dire…
Ora quasi per scherzo o per sfida si erano dati appuntamento, dicendosi a vicenda, ”non avrai mai il coraggio di presentarti“…
In quel piccolo agriturismo dimenticato da tutti, era arrivato prima lui, non c’era nessuno, tranne il gestore che lo aveva squadrato dall’alto in basso appena entrato… si era seduto e aveva ordinato del vino rosso, si guardava attorno cercando di controllare l’emozione che pian piano si faceva sempre più sentire… innumerevoli piccoli oggetti erano appesi alle pareti, cartoline d’epoca, padelle in rame che riflettevano come pesciolini dorati la luce che filtrava dalla finestra alle sue spalle, la luce del tramonto donava a quel luogo un’atmosfera raccolta e intima e il solido tavolo in legno sul quale era poggiato il bicchiere di vino trasmetteva calore al tatto… si era seduto dando le spalle alla finestra e tenendo tra le mani il bicchiere giocava con i riflessi che il vetro creava con gli aranciati raggi di sole che lo colpivano… ascoltava il suo respiro, una parte di lui sperava che lei non venisse, l’altra parte… non vedeva l’ora…
Non sapeva cosa gli avrebbe detto e non era sicuro di trovare gli argomenti per conversare con lei come faceva in rete, protetto dalla tastiera e dal monitor…
Fu distratto all’improvviso dal rumore della porta che si apriva, era lei… era come se la ricordava… una gran massa di capelli ricci, le caviglie sottili… femminile… Donna…
lei gli andò incontro con quel suo sorriso che lo aveva così colpito la prima volta… riuscì a sussurrare un ciao e si sedettero emozionati entrambi… anche lei chiese del vino rosso…
si guardavano con gli occhi sorridenti, si erano chiesti vicendevolmente se avevano avuto difficoltà nel trovare il posto… convenevoli quasi infantili per riuscire a capacitarsi che erano davvero lì in carne ed ossa….
continuavano a guardarsi senza saper dire nulla… a quel punto lei infila le mani in tasca e dal pugno chiuso lascia cadere una manciata di briciole sul tavolo… lui capì immediatamente… avevano immaginato tante volte quel momento e si erano detti che se per colpa dell’emozione non avessero saputo dirsi nulla, avrebbero iniziato ad osservare le briciole sparse sul tavolo al quale sarebbero stati seduti e quello sarebbe stato il loro dialogo… non serviva altro… dialogo della mente.. semplicemente quello…
osservavano le briciole le ombre che creavano sulla tovaglia di lino bianco che nel frattempo il gestore aveva messo… quasi furtivo, per non interrompere l’incantesimo…
lei prese la mano di lui, era calda e morbida, la teneva nella sua carezzandola lentamente, quasi ad accompagnare il silenzioso dialogo…
e il tocco delle dita che si intrecciavano di facevano sempre appassionate, quelle mani stavano dicendosi tutto… si guardavano negli occhi e quando lo sguardo diveniva insostenibile tornavano alle briciole…
il sole era ormai tramontato e si era fatto buio… era tempo di tornare ognuno a casa propria… si erano alzati all’unisono… e le mani si erano slacciate lentamente…
fuori nel parcheggio avrebbero voluto almeno abbracciarsi… e lei lo fece, lo abbracciò con l’istinto dell’adesso o mai più… cercò con le labbra quelle di lui e si scambiarono un bacio dolcissimo in un tempo che sembrava non scorrere più…
era tempo di andare… sapevano che non si sarebbero più visti, e non avrebbero più conversato in rete, sapevano che la completezza del loro sentimento lo avevano toccato con quel bacio… e la vita non aveva riservato loro il dono di poter condividere altri momenti come quello…
ma, ogni volta avessero visto delle briciole sparse su un tavolo, il pensiero sarebbe corso inevitabilmente a quel momento e sarebbero stati di nuovo assieme…
Elaine Sangro