Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.

Papà si radeva nel piccolo bagno che aveva la serratura difettosa e perciò la porta restava dischiusa. Mi accostai allo spiraglio e chiesi il permesso di fargli una domanda. “Sentiamo”, rispose continuando a radersi allo specchio. Presi sul tragico un mio pensiero ridicolo: che allo specchio erano in due, perciò diceva “sentiamo”. Avrei voluto rinunziare perché quella sua espressione mi metteva di fronte a un uditorio ufficiale. Quella che era una mia iniziativa di chiedere si rivoltava in cuor mio in un’interrogazione da parte loro. Oggi so che in ogni frase pronunciata c’è l’anima di una domanda, allora temevo che in ogni domanda fosse contenuta una risposta che non sapevo riconoscere. Ero lì a prendere la parola davanti agli uomini. Volevo sapere perché, quando gli eventi tardano, uno è in attesa. Chiesi perciò attraverso la porta socchiusa del bagno:

– Perché esiste l’attesa?
– L’attesa di che cosa? Feci una pausa. Riprese con tono più gentile: L’attesa di cosa?
– Se mamma non viene, tu l’aspetti?
– Certo.
– Se manca la luce aspettiamo che torni?
– Non riesco a seguirti, ma non fa niente. Sì aspettiamo che torni.
– Per ogni cosa che fa tardi e bisogna aspettare, noi siamo sempre in attesa? A questo punto la mia dizione si fece più incespicata.
– Papà, se io non voglio stare in attesa e voglio stare senza attesa, posso?

Allora interruppe di radersi, aprì del tutto la porta e, come se avesse capito una cosa, non so quale, disse solo così : “Se tu sarai capace di stare senza attesa, vedrai cose che gli altri non vedono”. Poi aggiunse ancora : “Quello a cui tieni, quello che ti capiterà, non verrà con un’attesa”. Aveva metà della faccia rasa e metà ancora insaponata, in una mano il rasoio nell’altra il pennello. Si chinò un poco su di me per farsi intendere. Lo guardai con tutto il campo degli occhi. Non era lui, nemmeno la voce era la stessa. Neanche ero sicuro di essere stato io a domandare. Credette che non avessi capito, con un poco di sorriso si rimise allo specchio e mi disse di stare attento a quando tornavi tu. Non seppi domandare, non capii la risposta, ma non ho dimenticato. Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.

Erri De Luca – Non ora non qui

http://tiziana-laterradimezzo.blogspot.it/

waiting

Annunci

2 thoughts on “Quel giorno mi distolsi dalle attese, imparai a non attendere.

  1. Spesso l’attesa concide con il limite. Decidere di non attendere può essere la più proficua scelta della vita come la più delirante se non fa i conti con i limiti e le fragilità umane. Io ho imparato a scegliere senza attendere, ma non scelgo con la “testa”, scelgo solo di “pancia”. Quando non ho da scegliere mi immergo nell’attesa, che muta in non-attesa quando perviene alla contemplazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...